Demolire senza un progetto significa certificare il fallimento della programmazione! Il caso del muro del cimitero di Sant’Agata riapre il tema della programmazione delle opere pubbliche

L’architetto Giovanni Michelucci sosteneva che un’opera non più utile alla comunità dovesse lasciare spazio a un nuovo progetto capace di rispondere ai bisogni del territorio.

È un principio semplice, ma fondamentale, che dovrebbe guidare ogni amministrazione pubblica.

Proprio per questo la demolizione del muro del cimitero di Sant’Agata lascia più di una perplessità.


Prima il progetto, poi la demolizione

Se si decide di demolire un’opera senza avere già approvato e presentato un progetto per il futuro di quell’area, non si sta programmando.

Si sta improvvisando.

La pianificazione delle opere pubbliche dovrebbe seguire un percorso chiaro:

  • analisi dei bisogni;
  • progettazione;
  • reperimento delle risorse;
  • realizzazione dell’intervento.

Invertire questo ordine significa esporre il territorio al rischio di interventi incompleti o privi di una reale prospettiva.


Le opere incompiute raccontano un problema di metodo

Purtroppo questo episodio sembra riflettere un modo di amministrare che i cittadini conoscono ormai da tempo.

Lo dimostrano diverse opere ancora prive di una conclusione o di una visione complessiva:

  • gli alloggi a canone sostenibile ancora incompiuti;
  • la Villa Romana lasciata senza un adeguato percorso di valorizzazione;
  • la fontana in località Scorza abbandonata al degrado;
  • la piscina comunale ancora inutilizzabile;
  • la biblioteca comunale chiusa;
  • numerosi altri interventi rimasti incompleti o mai realmente valorizzati.

Quando manca una programmazione organica, ogni opera rischia di trasformarsi in un problema invece che in un’opportunità per la comunità.


Una comunità ha bisogno di programmazione, non di interventi estemporanei

Una città non cresce attraverso iniziative isolate.

Ha bisogno di una guida capace di pianificare gli interventi, reperire finanziamenti, definire priorità e trasformare i problemi in occasioni di sviluppo.

La differenza tra amministrare e improvvisare risiede proprio nella capacità di guardare oltre il singolo intervento.


La proposta: un Piano delle Opere Pubbliche con tempi certi

La soluzione è concreta ed è sotto gli occhi di tutti.

Prima si progetta.

Poi si demolisce.

Infine si costruisce.

Per questo riteniamo necessario dotare il Comune di:

  • un Piano delle Opere Pubbliche con priorità chiare;
  • un cronoprogramma consultabile dai cittadini;
  • il completamento delle opere incompiute;
  • il recupero del patrimonio comunale;
  • la valorizzazione dei beni storici, culturali e sportivi.

Solo attraverso una programmazione seria sarà possibile restituire efficienza e credibilità all’azione amministrativa.


Meno propaganda, più programmazione

Una comunità merita risultati, non annunci.

Merita opere completate, spazi recuperati e una visione capace di guardare al futuro.

Per questo continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà e responsabilità, avanzando proposte concrete perché Sant’Agata merita un futuro costruito sulla programmazione, sulla trasparenza e sulla capacità di trasformare le idee in opere utili alla collettività.