Le dichiarazioni del sindaco Nicola Moretti, che arriva a definire il Comune “la più grande azienda della città”, fino a paragonarlo addirittura alla Fiat Mirafiori, impongono una riflessione seria, lucida e soprattutto rispettosa dell’intelligenza dei cittadini.

Sia chiaro fin da subito: nulla contro i cosiddetti progetti GOAL, né tantomeno contro le persone che vi hanno aderito. Si tratta di strumenti che, in determinate situazioni, possono rappresentare un supporto temporaneo utile, ed è giusto riconoscerne la funzione sociale.

Ciò che va contestato con decisione è la narrazione che li accompagna.

Paragonare circa 180 persone inserite in percorsi temporanei – con un compenso di appena 500 euro mensili e una durata limitata a sei mesi – a una realtà industriale come Mirafiori non è solo una forzatura: è un messaggio profondamente sbagliato. Non siamo di fronte a occupazione strutturata, né a sviluppo economico. Siamo di fronte a una misura temporanea che, per sua natura, non può e non deve essere confusa con lavoro stabile.

È istituzionalmente grave tentare di equiparare strumenti transitori a poli produttivi che hanno rappresentato storia, lavoro reale e crescita economica. Un’amministrazione pubblica ha il dovere della chiarezza: non può trasformare il precariato in un risultato da celebrare.

Il punto non è negare l’utilità di questi progetti, ma rifiutare che vengano elevati a modello economico della città. Perché una comunità non cresce con interventi temporanei spacciati per successi strutturali, ma con una visione concreta e di lungo periodo.

La responsabilità di un sindaco è costruire prospettive reali: attrarre nuove imprese, favorire l’insediamento produttivo, sostenere chi crea occupazione e generare lavoro stabile, dignitoso e duraturo.

La visione deve essere chiara e coerente: sviluppo fondato su basi solide, capace di restituire dignità al lavoro e futuro ai cittadini. Perché i cittadini meritano molto di più: meritano verità, serietà e un progetto di crescita che vada ben oltre il precariato.